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Mettiamola così: mah.
A me ieri sera i Franz Ferdinand hanno ricordato tanto i Jam. Mica che voglio paragonare la scrittura o il carisma di Kapranos a quelli di Weller, eh. Non ci sono santi.  Ma mi pare che le band abbiano in comune questa cosa di cambiare la sequenza degli accordi e fare una nuova canzone, e soprattutto la monoliticità degli arrangiamenti. Entrambe, tra l'altro, ovviamente, prima o poi hanno virato - i Jam virarono al sesto album verso il northen soul (The Gift, 1982), i FF verso il pop '80 al terzo disco (gli anni zero van più veloci e i modelli di riferimento sono altri). Ancora in comune hanno il fatto di produrre/aver prodotto ottimi singoli, mentre gli album nella loro interezza non sono di eccelso livello.
Forse il paragone è strampalato, forse nemmeno regge, ma mi è venuto in mente così.




[pics by bia.hvid]

 
 
In ogni caso la gente era contenta, muoveva il culo, ma la sensazione è che un posto più piccolo sarebbe stato più adatto (ma vista la richiesta di biglietti la cosa era impossibile), e che i pezzi del nuovo album - a parte un paio - debbano ancora "trovare la giusta collocazione in scaletta".  Bello il disco degli Orbital che hanno messo su prima di concludere con This Fire infatti.
Rimane il fatto che I FF probabilmente sono la band britannica che più fa battere il piedino in questo decennio.
Poi però si prende la metro e si torna a casa, o ci pensa lo shuffle dell'iPod a portarci via.

holga & milano

 

Milano, l'ignoto



Milano, Torre Velasca



Milano, Mr. Brace live in appartamento

 

esultate! ridete! diffondete!

prospettive - Battiato live

E' probabile che io, nonostante (per colpa di?) un precedente incontro con il siciliano oggetto di questo resoconto, ne avessi una idea distorta.

Comunque, quello lì, quello che canta seduto sul suo tappeto volante, quello che si muove, mima, pare afferrare Musica che svolazza tra il quartetto d'archi e il pianoforte, mi è piaciuto molto.

Tutt'altro che maestro che tiene una asettica lezione, Franco Battiato ieri al Conservatorio di Milano si è concesso il lusso di sbagliare atacchi delle canzoni, atteggiarsi da crooner, raccontare aneddoti, lasciare il palco ad altri (su tutti Sgalambro - geniale, dissacrante) e qualche passo di danza a metà via tra Mick Jagger, Michael Jackson e una donnetta spaventata da un topolino.

Grandioso nel far convivere ritmi popolari e strofe colte. Pazienza se dagli ultimi album si salvano un pugnetto di canzoni.
E chissenefrega, in fondo, se l'inglese lo pronuncia malissimo  - il giorno della Fine non ti servirà l'inglese.
Se lo dice lui probabile sia vero.

un mucchio di dischi!

 Visto che è un pò che ascolto e basta e non scrivo, ecco quello che mi sta girando in cuffia...:


La Presunta Santità di Irene: pochi sencondi, entrano i fiati. Melodia da canticchiare la mattina di primavera, quando i raggi del sole vi scoprono pigri tra lenzuola bianche e i ricci biondi di lei.
Che dire che non sia già stato detto? Però avendo ascoltato i lavori precedenti di Dente e avendolo notato in tempi non sospetti posso azzardare: finalmente! Il potenziale si intuiva, ma troppa introversione. Il bruco è farfalla.
il resto qui...Collapse )</div>

il paese è reo

Stava andando quasi tutto bene, nel senso, si vedeva che Bonolis si è sforzato per fare un Festival un pò diverso quest'anno. 
Poi ad un'ora dalla conclusione sono stati annunciati i tre che si sarebbero contesi la vittoria finale.

A pensarci, probabilmente mai negli ultimi anni tre canzoni e tre cantanti tanto indegni erano arrivati così in alto nella "competizione" Sanremese.

Marco Carta, che poi ha vinto (ed è andata bene!), esce da un programma che dovrebbe incoraggiare il talento. Ma appunto, è un progetto che negli anni si è trasformato in un reality show (ed è più subdolo, perché non lo è dichiaratamente) tra i più beceri. E comunque qualcuno mi spieghi perché stava tra i big.
Sal Da Vinci è ovviamente l'immancabile rappresentante della tediosa melodrammaticità meridionale che tanto fa presa sul popolo. Con Gigi D'Alessio come aggravante.
Povia aveva un barlume di comprensione da parte mia perché la canzone ancora non s'era sentita e già gli davano addosso. Sentita la canzone, il motivo per dargli addosso c'era: è scritta apposta per scatenare clamore mediatico e commerciale (nel senso: ora scrivo una canzone sull'omosessualità per sanremo, non ora scrivo di una esperienza personale intensa e d'impatto), il testo è orrendamente rozzo ed è cantata più che malissimo.
Se io fossi il direttore artistico di una radio seria (e lo sono) non lo passerei nemmeno se venissero a pregarmi in ginocchio sui ceci.

Detto questo, cari Afterhours, è vero, il paese è reale.
Adesso sappiamo quanto.
Mercì.

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esterno giorno

 

Cos'hai tu da brillare tanto?
 

open all night

A me ogni tanto la filosofia fa venire la sensazione che mi manchi una parte del cervello.
No, sul serio, ma di che cazzo state parlando?

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shadows of the mess you've made

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